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mercoledì 19 maggio 2010

Ucciso un fotoreporter italiano a Bangkok

fonte lastampa.it

Un fotoreporter italiano di 45 anni è morto nell’offensiva finale dell’esercito thailandese contro le camicie rosse, a Bangkok, che ha portato alla resa dei ribelli fedeli all’ex premier Thaksin Shinawatra. Nei combattimenti ci sono stati altri quattro morti e 18 feriti. Tra questi ultimi ci sono altri due giornalisti stranieri, uno statunitense e un olandese, le cui condizioni non sono gravi.

Fabio Polenghi, milanese, si trovava da tre mesi in Thailandia per conto di una rivista europea. È stato colpito dai proiettili al cuore e allo stomaco mentre si trovava nella zona di Saladeng, a un chilometro dal presidio delle camicie rosse, ed è deceduto prima dell’arrivo in ospedale. Anche se ancora non c’è stato un riconoscimento ufficiale, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha confermato la notizia della morte di un nostro connazionale, senza però riferirne il nome.

L'offensiva dell'esercito e la resa
Questa mattina un migliaio di soldati sono avanzati con i blindati sfondando la barricata eretta a Silom e sono penetrati nell’accampamento dove si trovavano gli ultimi 2mila rivoltosi. Alcuni militari sono arrivati dai binari della metropolitana sopraelevata Skytrain. Solo all’inizio c’è stata una certa resistenza, con spari e lanci di molotov, poi l’esercito si è fatto agevolmente strada con i gas lacrimogeni. Poche ore dopo le camicie rosse hanno annunciato la resa e e l’esercito ha dichiarato concluse le operazioni dopo l’arresto di quattro capi della rivolta. Uno di loro, Nattawut Saikua, aveva invitato il resto dei manifestanti a dirigersi verso lo Stadio nazionale dove sono stati arrestati e portati via a bordo di pullman.

L’offensiva ha messo fine a sei settimane di occupazione del quartiere commerciale di Bangkok da parte delle camicie rosse, che chiedevano nuove elezioni. Negli scontri degli ultimi sei giorni si sono stati più di 40 morti. Dall’esilio l’ex premier Thaksin Shinawatra ha agitato lo spettro di un’insurrezione armata. «C’è una teoria che dice che la repressione militare può diffondere rabbia e queste persone arrabbiate diventeranno guerriglieri», ha dichiarato il magnate.

Borsa in fiamme
Dopo che i capi della rivolta sono stati arrestati, altre camicie rosse hanno lanciato azioni di guerriglia nella capitale e in altre zone del Paese. La Borsa e il più grande centro commerciale della capitale thailandese sono stati dati alle fiamme. L’incendio è stato appiccato al primo piano della Borsa e a un’area di Central World, il secondo centro commerciale del sud-est asiatico. Poco prima era giunta la notizia che 2mila camicie rosse avevano dato fuoco alla sede del del governo provinciale di Udon Thoni, nel nord-est del Paese. L’esercito ha imposto il coprifuoco notturno, dalle 20 fino alle 6 di domattina, in tutta Bangkok.

Incendiata un'emittente tv: evacuate 100 persone
Durante le violenze delle camice rosse, la sede dell’emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme e all’interno sono rimaste intrappolate circa 1o0 persone. Il mezzo dei vigili del fuoco arrivato sul luogo per domare l'incendio è stato attaccato dai rivoltosi. Dopo alcuni minuti di panico i dipendenti dell'emittente televisiva sono stati evacuati con l'ausilio di elicotteri.

Programmazione speciale in televisione
Un portavoce del governo ha annunciato che le tv thailandesi dovranno da oggi trasmettere una programmazione speciale di notizie e programmi autorizzati dalle autorità militari. Il provvedimento, ha spiegato il portavoce, «consentirà alla popolazione di essere informata in modo migliore». Al momento, alcune emittenti stanno proseguendo con la copertura giornalistica degli eventi, mentre altre hanno già iniziato a proporre in sequenza dei video che inneggiano alla riconciliazione nazionale.

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